Andrea Malaguti · 24 ottobre 2026
Settimana di riferimento 12–18 ottobre 2026
Il dato della settimana
Il saldo del conto può restare uguale mentre diminuisce ciò che puoi comprare. Per capire quanto i rincari incidano sui tuoi obiettivi, il primo passo è confrontare le spese effettive e la remunerazione dei risparmi. L’inflazione nazionale offre un riferimento, da adattare alla tua situazione. Il 16 ottobre l’Istat ha pubblicato i dati definitivi di settembre 2026. L’indice NIC, che misura i prezzi al consumo per l’intera collettività, è aumentato del 4,2% rispetto a settembre 2025 e dello 0,7% rispetto ad agosto 2026. Sono confronti diversi: il 4,2% riguarda dodici mesi, non il solo mese di settembre. Il dato annuo conferma la stima preliminare. [1]
Il tuo budget può muoversi diversamente
L’accelerazione riflette soprattutto i prezzi energetici. L’inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari freschi, si colloca all’1,6%. La distanza tra i due indicatori aiuta a capire la composizione dei rincari; non significa che le spese escluse dall’indice di fondo siano meno importanti per le famiglie. [1]
Ogni famiglia acquista beni e servizi in proporzioni differenti. Chi usa spesso l’auto, per esempio, può sentire un rincaro dei carburanti più di chi si sposta a piedi. La BCE ricorda che l’indice generale sintetizza un paniere medio: l’esperienza personale dipende dalle proprie abitudini. Per questo applicare automaticamente il 4,2% a ogni voce del conto domestico può risultare fuorviante. [2]
Nella mia lettura, il controllo più utile parte dalle uscite ricorrenti. Confronta alcuni mesi di bollette e spese alimentari, correggendo per acquisti eccezionali o consumi differenti. Poi verifica quanto rimane da accantonare. Se il margine si restringe, anche un piano di investimento prima sostenibile può aver bisogno di un aggiornamento.
Dal rendimento nominale al risultato reale
Un esempio ipotetico chiarisce il meccanismo. Se una somma di 10.000 euro rende il 2% netto in un anno e nello stesso anno i prezzi del paniere considerato salgono del 4%, il capitale finale è 10.200 euro. Espresso nel potere d’acquisto iniziale, equivale a circa 9.808 euro: 10.200 diviso 1,04. Il risultato reale è quindi circa −1,92%. Queste percentuali sono illustrative e non descrivono un prodotto specifico né una previsione.
Il calcolo richiede periodi coerenti. Confrontare il rendimento futuro promesso da un investimento con l’inflazione già registrata serve soltanto come esercizio indicativo: non permette di conoscere il rendimento reale che otterrai. Vanno inoltre considerati costi, imposte e condizioni di uscita.
La liquidità deve avere una funzione
Nella pianificazione distinguerei il denaro destinato alle spese vicine da quello che può restare investito più a lungo. Una riserva disponibile ha valore anche se non compensa interamente l’inflazione: evita di dover vendere altri investimenti quando arriva un imprevisto. L’importo adeguato dipende da spese e stabilità del reddito.
Il dato di settembre invita quindi a rivedere le ipotesi del proprio piano, senza inseguire rendimenti elevati solo per superare l’ultimo numero letto sul giornale. Prima di scegliere uno strumento, chiediti quando userai quei soldi e quale perdita potresti sostenere. Per fare il punto sul rapporto tra budget, liquidità e investimenti, puoi contattarmi su andreamalaguti.com.
Fonti e approfondimenti
[1] Istat — Prezzi al consumo, settembre 2026, dati definitivi — 16 ottobre 2026
[2] BCE — What is inflation? — approfondimento, consultato il 24 ottobre 2026
Contenuto informativo e divulgativo, non una raccomandazione personalizzata. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita di capitale.




Utilizzo i migliori Software Professionali, obbligatori per legge e collegati direttamente con la CONSOB, per l’erogazione del servizio di consulenza